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"Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui." - cit. "Ezra Pound"

martedì 13 agosto 2013

Decreto svuota carceri




 In appena tre anni questo è il terzo decreto cosiddetto svuota carceri che il Parlamento ha convertito in legge. Certo, l'Italia ha un problema di sovraffollamento carcerario e complessivo di giustizia. Sono tanti decenni che abbiamo questa cosiddetta emergenza, e vale in tema di giustizia come di infrastrutture e previdenza. In Italia, attualmente, ci sono circa 70 mila detenuti, poco più di 100 ogni 100 mila abitanti, un rapporto più basso della media europea di 130 detenuti ogni 100.000 abitanti: il problema è che in Italia ci sono meno carceri della media europea. La soluzione sarebbe costruire più carceri o meglio ultimare le piccole opere dovute ai carceri già edificati e renderli agibili . Notiamo che il ragionamento di partenza è sempre lo stesso: qual è la capienza delle nostre carceri? E tutto il sistema si piega a questo ragionamento surreale, facendo valere di conseguenza l’equazione, le carceri italiane sono sovraffollate , liberiamo i carcerati! La giusta riflessione dovrebbe essere: 'Qual è l’adeguata pena per reati come atti di terrorismo con ordigni esplosivi, crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, incesto o furti in abitazione?' Non sono reati che citiamo a caso, ma reati beneficiati in questo decreto. Si era arrivati addirittura ad introdurre una misura che avrebbe impedito la custodia cautelare in carcere per il reato di stalking! Secondo noi mandare ai domiciliari buona parte dei detenuti è davvero la scelta più scellerata ed inutile che si potesse prendere: aumento dei costi per lo Stato, diminuzione della sicurezza e soprattutto il problema non viene risolto, ma rinviato con un  AUMENTO DEI COSTI qualora  si vogliono tenere nelle rispettive abitazioni migliaia di pregiudicati, ciò significa che servono le risorse per poterli controllare e gestire. Le forze di polizia già in forte deficit di uomini e di mezzi finanziari non hanno la capacità di esercitare adeguatamente questo tipo di attività, e se lo faranno questo comporterà un pesante aumento dei costi. Il decreto non prevede alcuna copertura finanziaria aggiuntiva.  DIMINUZIONE DELLA SICUREZZA In sostanza i controlli non saranno effettuati in misura sufficiente a garantire la sicurezza dei non carcerati. Dato per scontato che tutti quelli che usciranno abbiano un’abitazione dove farsi “domiciliare” (ma purtroppo  così non è), rimane il problema di come potranno vivere. Semplice: tornando a delinquere. Pensare che tutti questi soggetti abbiano la possibilità di andare a casa a farsi mantenere dalla famiglia “mulino bianco” fa amaramente sorridere. La scelta che intraprenderanno sarà quella di sopravvivere nell’unico modo che molti di loro conoscono. IL PROBLEMA VIENE SOLO RINVIATO, nel 2006 venne applicato dall’allora  governo Prodi un indulto per “risolvere” il problema del sovraffollamento delle carceri . A 7 anni ci troviamo ad affrontare l’annosa questione nuovamente e per la terza volta , e rispondiamo con la stessa soluzione, che ci porterà semplicemente a NON RISOLVERE il problema. Noi  proponiamo una semplice e radicale soluzione:a parte ultimare le piccole opere agli istituti penitenziari esistenti ma non ancora agibili ,  i detenuti stranieri (non solo extracomunitari) devono scontare la  pena  nel paese d’origine. I detenuti non italiani nelle carceri costituiscono il 38 % del totale(con un costo, a detenuto, di 350 euro al giorno a spese dello Stato Italiano  e quindi dei contribuenti e cittadini  italiani) , con percentuale in progressione. Se ad esempio  vogliamo citare alcuni dati ufficiali e quindi incontrovertibili  notiamo come nel  2007, su 94.000 «nuovi ingressi» più di 45.000 erano di stranieri: quasi la metà e provenienti da 140 Paesi diversi. In maggioranza, extracomunitari; in gran parte di un pugno di Stati nord-africani. Ma c’è anche una buona quota di romeni che — da quando il loro Paese è entrato a far parte dell’Ue — hanno il primato dei detenuti stranieri comunitari: il 73% del totale. Il sorpasso sembra un traguardo vicino, al Nord gli stranieri hanno da tempo superato la maggioranza, raggiungendo punte che arrivano al 70 ma anche all’85%, com’è accaduto a Milano dove i non italiani rappresentano ormai la quasi totalità dei «nuovi ingressi». La strada da intraprendere è quella di stipulare patti bilaterali con i Paesi d’origine dove questi si impegnano a ricevere i loro cittadini che si sono macchiati di reati in Italia. Questo significherebbe popolazione carceraria dimezzata; costi precipitati e meno delinquenti dentro e fuori dal carcere. Esiste un altro aspetto fondamentale per la soluzione del problema: tempi di giudizio ragionevoli. Ci sono carceri dove il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio, qualsiasi iniziativa di svuotamento delle carceri, risulta ancora più inutile se non supportata da un’adeguata riforma della giustizia. Su queste problematiche  occorre riflettere e dare risposte , non arrendersi al problema  approvando  indulti o peggio ancora proponendoci amnistie.

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